sabato 18 novembre 2017

GNOCCHI SENZA PATATE. Per Il Calendario del Cibo italiano

Gli gnocchi, con ogni probabilità, sono stati la prima forma di pasta preparata dall’uomo, perché fatti con ingredienti a disposizione da tempo immemore, l’acqua e la farina, che poteva essere di miglio, di farro o di grano, a seconda delle epoche.
Poi dall’America arriva la patata, conquista la ribalta e ruba la scena a farine e semole perché più economica.
Gli gnocchi, sicuramente, sono il primo gioco in cucina da bambini, quando arrotolando i salsicciotti e tagliando le palline diventiamo, sul campo infarinato, validi aiutanti di mamma o di nonna. 
E poi gli gnocchi sono semplici, veloci da realizzare e possono  essere preparati con tantissimi ingredienti: semolino, pane, farina, verdure, patate, ricotta, ecc e conditi con ogni tipo di sugo. E sono di grande soddisfazione.
Oggi, nella Giornata a loro dedicata da Il Calendario del Cibo italiano voglio proporvi gli gnocchi proprio in quella loro versione “primitiva” senza patate, preparati semplicemente con farina e acqua, come ancora oggi si preparano spesso a Napoli e un po’ in tutta la Campania.
Li facciamo Alla Sorrentina, un grande classico della cucina campana che decisamente è uno dei miei piatti preferiti.
La ricetta originale degli gnocchi Alla Sorrentina, naturalmente, prevede gli gnocchi di patate conditi con un sugo di pomodoro fresco, abbondante basilico, fiordilatte a cubetti (o provola affumicata) e gratinati in forno.
Però spesso utilizzo l’impasto senza patate, perché decisamente più leggero, digeribile, facile da preparare e di sicura riuscita.
GNOCCHI SENZA PATATE
500 g di Farina 00
500 ml di Acqua
Fate bollire l’acqua in un tegame largo, quindi spegnete la fiamma e versate la farina tutta in una volta. Mescolate con un mestolo di legno finché il composto non si addensa. Versatelo sulla spianatoia o sul tavolo da lavoro e finite di lavorarlo impastandolo a mano facendo  attenzione perché sarà bollente!
Una volta raggiunta la giusta consistenza ed elasticità, formate una palla di pasta e fatela riposare una ventina di minuti coperta da un telo.
Dividete l’impasto a pezzi e formate dei salsicciotti della grandezza che preferite. Tagliateli a cubetti e arricciateli con l’apposito attrezzo facendoli scivolare sul tavolo.
Fateli asciugare almeno per 1 ora.
Cuocete gli gnocchi un po’ per volta in abbondante acqua salata e quando riaffiorano scolateli e metteteli in una pirofila con un po’ di olio. 
PER IL SUGO DI POMODORO
1 litro di Passata di pomodoro (da pomodori freschi o da pelati)
1 spicchio d’aglio
Olio evo q.b. 
Sale
Fate soffriggere  lentamente l’aglio con abbondante olio extravergine, quindi versate la passata di pomodoro, aggiustate di sale e aggiungete qualche foglia di basilico.
Cuocete a fiamma bassa, col coperchio leggermente aperto, per circa 1 ora, finché il sugo di pomodoro non sarà ristretto ma morbido. Rimuovete l’aglio e il basilico.
 GNOCCHI ALLA SORRENTINA
 250 g di Fiordilatte (o Provola fresca)
100 g di Parmigiano grattugiato
abbondante Basilico fresco
Quando gli gnocchi sono tutti cotti, conditeli con quasi tutto il sugo di pomodoro, mettendone da parte due mestoli, e unite la provola a cubetti, una parte del parmigiano grattugiato e abbondante basilico spezzettato.
Stendete un mestolo di sugo alla base di una pirofila, quindi versate tutti gli gnocchi, coprite col sugo rimanente e spolverate col parmigiano rimasto.
Cuocete in forno ventilato a 200° finché non si sarà formata in cima una crosticina croccante, poi sfornate e lasciate riposare 5 minuti. 
Servite Gli gnocchi alla Sorrentina caldi o tiepidi.

Potete anche farli gratinare in piccoli tegami di coccio da singola porzione e servili così, ancora caldissimi.
Il Calendario del Cibo italiano 

domenica 29 ottobre 2017

FAGIOLI E SCAROLA. Per Il Calendario del Cibo Italiano.

La cucina  napoletana è ricca di piatti poveri, come questa zuppa di fagioli e scarole  chiamato “pignato magro”, nato come degna alternativa ad un’altra minestra molto più barocca e succulenta, chiamato “pignato grasso”, fatto con verdure e carne di maiale.
A dimostrazione che i fagioli, come i legumi in generale, nella storia hanno rappresentato la carne dei poveri. 
Fagioli e scarole sono un piatto tipico dei mesi più freddi, adatto come piatto unico, caldo e saporito, nonostante povero.
Oggi che Il Calendario del Cibo italiano ne celebra la Giornata Nazionale vi lascio la ricetta di questo piatto che rappresenta al meglio la cucina napoletana, fatta di ingredienti poco costosi, reperibili ovunque. 
Sì, richiede una preparazione un po’ lunga, fatta con pazienza e amore, ma vi ricompenserà alla grande, con un successo assicurato e un risultato appagante.
Ingredienti:
400 g di fagioli secchi
1 cespo di scarola (indivia)
1 spicchio d’aglio
3 pomodori pelati
peperoncino secondo il gusto personale
olio extravergine d’oliva q.b.
sale q.b.
Procedimento.
Lavate i fagioli e lasciateli in ammollo in acqua per notte intera.
Il giorno seguente, lessate i fagioli avendo cura di farli bollire a fuoco molto lento, fino a cottura, fino a quando saranno lessi.
In un tegame fate imbiondire  lo spicchio d’aglio nell’olio, con un pizzico di peperoncino. Aggiungete i pomodori pelati e fate insaporire.
Aggiungete i fagioli, il sale e un mestolo della loro acqua di cottura e lasciate cuocere piano a pentola coperta.
Intanto preparate la scarola: eliminare il gambo centrale e le foglie più dure e tagliate a pezzi grossi. Sciacquate e mettete la scarola con un po’ d’acqua in una pentola coperta da un coperchio Lasciate cuocere 15 minuti, avendo cura di rigirarla con l’aiuto di una forchetta.
Quando la scarola si sarà ammorbidita e quindi lessata, scolatela bene ed aggiungetela ai fagioli, mescolando la minestra ottenuta ancora per qualche minuto a fuoco dolce. Lasciate riposare per una mezz’ora.
Servite la zuppa calda, accompagnata da fette di pane tostato e da un generoso giro di olio buono. 


mercoledì 25 ottobre 2017

I PIZZOCCHERI. PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO.

Inutile girarci intorno: la pasta è l’alimento cardine della dieta mediterranea ed è importante per una alimentazione corretta, varia ed equilibrata.
Oggi se ne parla in tutto il mondo.
Possiede un grande potere saziante e questo alla fine ci fa mangiare di meno. Naturalmente non bisogna esagerare nella quantità e nei condimenti. 
L’ideale sono circa 60/80 grammi di pasta condita con il pomodoro fresco o con le verdure e poco olio di quello buono.
Dal mio punto di vista considero la pasta anche un cibo anti-stress, perché essendo buona, riesce a mettermi di buonumore. Sempre.
E poi la pasta ci può aiutare ad affrontare sforzi intensi, sia dal punto di vista fisico che mentale, perché essendo facilmente digeribile, riesce a fornire all’organismo energia da spendere immediatamente.
E’ buona secca e fresca, con le uova e senza uova, con farina di solo frumento e semola o mescolata ad altre farine o ad altri ingredienti. Insomma, un universo in cui perdersi con gioia.
 
Nella Giornata Giornata Mondiale della pasta, per Il Calendario del Cibo italiano, voglio proporvi i PIZZOCCHERI, una pasta tipica della Valtellina preparata con l’aggiunta di Grano Saraceno, una delle ricette a base di questa farina fra le più conosciute e più amate.
Il Grano Saraceno è un seme della stessa famiglia del rabarbaro e dell’acetosa. Inoltre, è un ottimo sostituto del grano per coloro che sono sensibili al frumento o ad altri cereali che contengono le proteine del glutine. 
E’ originario del Nord Europa e dell’Asia e ha numerose qualità nutritive, che si riflettono positivamente sul benessere dell’organismo.
Per preparare un piatto di Pizzoccheri secondo la ricetta tradizionale della Valtellina non possono mancare il formaggio Casera, la verza, le patate,  il burro e il grana o il parmigiano grattugiato, ma la ricetta dei pizzoccheri, se necessario, si può comunque variare in base alle proprie esigenze e scelte alimentari. Vanno passati al forno prima di essere servirti in tavola. 
Questa è la ricetta per preparare i Pizzoccheri alla valtellinese, partendo dalla pasta fresca fatta a mano. 
Naturalmente si trova in commercio anche quella secca già pronta.
Per 4 porzioni abbondanti.
Ingredienti per la pasta fresca.
400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina di grano tenero
250 ml d'acqua (quel che ne assorbe l’impasto)
Un po' di semola per spolverare le lasagnette.

Preparazione
In una ciotola capiente o su una spianatoia versate le farine  e aggiungete a poco a poco acqua a temperatura ambiente, continuando ad impastare fino ad ottenere un composto sodo,  il più possibile omogeneo ed elastico.
Fatelo riposare una mezz’ora coperto.
Dividete l’impasto in più porzioni e stendetele sulla spianatoia con l’aiuto di un mattarello (oppure utilizzate la macchina per la pasta fresca)
Dovrete ottenere delle tagliatelle dello spessore di circa mezzo centimetro e della lunghezza di 5 o 6 centimetri per formare i pizzoccheri.
Spolverateli con della semola e metteteli su un vassoio.
I Pizzoccheri freschi cuociono facilmente e in pochi minuti in acqua bollente leggermente salata.

Ingredienti per il condimento.
200 g di verze
250 g di patate
250 g di formaggio Casera
200 g di burro
150 g di formaggio grana grattugiato
1 spicchio d’aglio e qualche foglia di salvia
Sale, pepe e noce moscata.
Preparazione.
L’ideale è cuocere i pizzoccheri insieme alla verza e alle patate.
Pulite le verdure e tagliatele a striscioline.
Sbucciate le patate e tagliatele a cubetti.
Cuocete le verdure in abbondante acqua bollente salata.
Seguite la cottura delle verdure. Se usate la pasta fresca aggiungetela appena risultano cotte, perché  cuoce in pochi minuti.
Se usate quella secca, aggiungetela dopo soli 5 minuti, perché per cuocere ha bisogno di più tempo.
Scolate la pasta con le verdure e mettetela a strati in una teglia, cospargendo con il Casera a scaglie, con il grana grattugiato, il pepe e la noce moscata fino ad esaurire gli ingredienti.
In un tegame fondete il burro con l'aglio e quando prende colore versatelo sui Pizzoccheri.
Fate gratinare qualche minuto in forno già caldo, sotto il grill.
Servite nei piatti, senza mescolare. Sentirete che armonia di sapori.
Vino: un rosso non troppo forte.

Ricetta per Il Calendario del Cibo italiano 

CANNOLI CON CREMA CHANTILLY. Ovvero una millefoglie prết-à-porter

I Cannoli di sfoglia per l'Mtchallenge numero 68

Fare la pasta sfoglia e i cannoli ripieni di crema: una sfida mooolto tecnica quella proposta della vincitrice della scorsa sfida dell’Mtchallenge, Francesca Lanuova del blog 121 Gradi.
E’ a lei che dobbiamo questa scelta molto golosa, ma un tantino difficile.
Anche con l’annessa richiesta di dedicare questo cimento a qualcuno. Altro?
Partiamo dalla dedica, che è cosa facile.
Alle mie figlie.
Mi sembra di vederle, con i nasini sporchi di farina, le manine impiastricciate a mescolare ingredienti in allegria: per me avere le mie bimbe intorno in cucina è sempre stata una gioia.
E per loro da piccoline la cucina era un luogo magico. Incantato.
Adoravano pasticciare ed era anche un ottimo modo per trascorrere insieme del tempo e fare qualcosa di bello durante le lunghe e fredde domeniche invernali, quando si stava in casa.
Avanti a impastare la pizza, gli gnocchi, le polpette, le crepes, le torte… e tutto quello che era a tiro della loro destrezza. Quel gioco non solo stimolava la loro creatività ma, a mio parere, era anche utile perché dalla cucina passa l’educazione alla creatività, alla pazienza, al buon gusto. Anche.
E passa la storia della famiglia, l’identità, il passato, le tradizioni, i sapori, gli odori, le storie e i piatti a cui si è legati e che nutrono quel sentimento di appartenenza che da grandi ci accompagna nel mondo e fa di noi delle solide e belle persone,  con profonde radici. E’ stato così per me, quando trafficavo nelle cucine di nonna, delle zie, di mamma ed è stato così per loro.
Sono cose che, nel bene, ti segnano.
A loro, quindi, dedico la ricetta di questa sfida, anche se io con i dolci e con le tecniche non vado molto d’accordo…ma come ci siamo sempre detto, bisogna mettersi alla prova.
E allora ci provo.
La ricetta per la pasta sfoglia scelta da Francesca è quella di Iginio Massari.
Sul blog di Francesca troverete tutte le indicazioni in modo molto più dettagliato e tecnico.
Io qui vado con parole mie, un po’ più semplici.
Intanto dovete sapere che due sono gli impasti da preparare: il panetto (la massa grassa con la maggior parte del burro) e il pastello (composto da acqua, farina, burro e sale). Una volta compreso il meccanismo della sfogliatura e le relative pieghe, ce la si può fare con strumenti comuni in cucina: mixer con fruste a gancio, matterello, carta forno e pellicola trasparente.
1) Per prima cosa preparate il panetto.
Per il panetto:
350 g di burro
150 g di farina 00
Tagliate il burro freddo a dadini e mettetelo in una ciotola con la farina. Potete procedere a mano come per una frolla e impastarlo velocemente senza lavorare troppo a lungo, oppure con il mixer elettrico, con le fruste a gancio, finché non si sbriciola tutto e poi completate con le mani.
Date al panetto una forma rettangolare, alto un paio di cm. Avvolgetelo nella pellicola e mettetelo nel frigorifero per 1 ora e mezzo.
2) Nel frattempo preparare il pastello.
Per il pastello
350 g di farina 00
150 g di burro
10 g di sale
50 ml di acqua fredda
60 ml di vino bianco secco
Tagliate il burro freddo a dadini e mettetelo in una ciotola con la farina. Aggiungete l’acqua fredda, dove avete sciolto il sale e il vino freddo. Impastate con il mixer elettrico, con le fruste a gancio e finite con le mani  senza lavorare troppo la pasta.
Date all’impasto la forma di un rettangolo alto un paio di cm e avvolgetelo  nella pellicola. Lasciatelo nel frigorifero permezz’ora.
Entrambi i panetti hanno una lavorazione molto breve, l’impasto diventerà liscio ed elastico a mano a mano che si procede con le pieghe.
Prima di iniziare a lavorare: i due panetti devono avere la stessa consistenza, freddi ma malleabili; infarinate la superficie di lavoro e accertatevi che sia sempre ben infarinata durante il lavoro; infarinate  anche la superficie degli impasti.
3) Trascorso il tempo indicato prendete il pastello e stendetelo con il mattarello formando un rettangolo dello spessore di 1 cm circa.
Stendete anche il panetto, mettendolo tra due fogli di carta forno. Dovrà essere grande la metà del pastello in modo tale che una volta poggiato nella parte centrale del pastello sia possibile ricoprirlo con i due lembi di pasta.
A questo punto, mantenendo i lati aperti in alto e in basso, eseguite il primo giro di pieghe a 3: portate la parte alta verso il centro e ricopritela con quella in basso, in modo tale da ottenere tre strati di pasta sovrapposti.
Stendete bene con il mattarello.

Subito dopo eseguite il primo giro di pieghe a 4: piegate il lato inferiore e quello superiore verso il centro e poi chiudere a libro, in modo tale da ottenere quattro strati.
Mettete in frigorifero a riposare per 45 minuti circa. 
Riprendete l'impasto e stendete con il mattarello, formando un rettangolo, mantenendo il lato chiuso sulla destra.
La pasta sfoglia si stende sempre in questo verso: lato aperto davanti, lato chiuso a destra e sempre lavorando il più possibile in verticale.
Eseguire tutti i giri con le pieghe, in totale ancora 4: 2 giri a 3 e 2 giri a 4, alternati e intervallati e dopo ogni giro, riposo in frigo per 20-30 minuti.
A questo punto, prima di formare i cannoli, fate riposare la sfoglia in frigorifero tutta la notte.
4) Riprendete la sfoglia e tagliatela a metà (la metà che avanza si può congelare e usare per altre preparazioni).
Stendetela in un rettangolo di 3/4 mm e ricavare tante strisce larghe circa 1,5 cm che arrotolerete sugli stampi per cannoli, sovrapponendo leggermente i lembi. Io non ho gli stampi e li ho fatti arrotolando fogli di alluminio.
Mettete in freezer per 10 minuti.
Trascorso questo tempo spennellateli con albume d’uovo e spolverizzateli con zucchero a velo.
Cuocete in forno statico pre-riscaldato a 190° per 15/20 minuti circa.
Prima di sfilarli dagli stampini lasciateli raffreddare un po’.
Quando saranno completamente freddi farciteli con la crema.
5) Preparate la crema Chantilly:
4 tuorli
100 g di zucchero
30 g di farina
1/2 litro di latte
250 g di panna fresca da montare
Qualche amaretto e delle gocce di cioccolata
Preparate la crema pasticcera.
In una casseruola montate i tuorli con lo zucchero, usando una frusta a mano o elettrica. Aggiungete a poco a poco la farina, senza smettere di mescolare finché il composto risulta amalgamato e senza grumi.
Versate a filo, e sempre girando, il latte caldo.
Cuocete a bagnomaria, continuando a mescolare, fino a far sobbollire per 3-4 minuti.
Versate la crema in una ciotola e lasciatela raffreddare, mescolando di tanto in tanto, perché non si formi la pellicola sulla superficie. 
Montate a neve la panna e mescolatela con delicatezza alla crema ben fredda.
Dividetela in due parti:
a) Crema Chantilly con gli amaretti sbriciolati.
b) Crema Chantilly con gocce di cioccolata.
Farcite i cannoli con le creme al momento di mangiarli.

lunedì 23 ottobre 2017

REDORO PRIME OLIVE 2017

È TEMPO DI OLIO NUOVO. 
L'olio extravergine d'oliva è un alimento caposaldo della dieta mediterranea. Buono e salutare, si accompagna a tutti i cibi, li arricchisce e dona personalità ad ogni piatto. Basta saper scegliere, tra i tanti che si producono in Italia, quello che maggiormente si sposa con il cibo che deve condire. 
Un po’ come si fa per il vino.
 
In questo periodo autunnale di raccolta, qui in Veneto, nei bellissimi territori delle colline della Pedemontana dell'Est veronese, dove la coltivazione dell’ulivo occupa un posto importante, visitare un frantoio, passeggiare tra gli ulivi, vedere come le olive diventano olio con le antiche macine in pietra e imparare a conoscerlo con degustazioni guidate è un’esperienza che merita assolutamente di essere fatta.
E quella fatta sabato 14 ottobre nel piccolo e tranquillo paese di Mezzane di Sotto, con l’evento “Prime Olive 2017” presso l’oleificio REDORO Frantoi Veneti - Antico Frantoio, è stata proprio un’esperienza tutta dedicata all’olio buono e alla prima spremitura del 2017.
REDORO è un frantoio di solida tradizione familiare nonché tra i più importanti del veronese in fatto di produzione di olio extravergine. 
E' stato il primo frantoio a certificare DOP un olio in Veneto. 
Fonda le proprie radici nel lontano 1895, quando Regina ed Isidoro, da cui l’azienda trae il nome (REgina e IsiDORO), iniziano la loro attività come olivicoltori a Grezzana (Vr), nel cuore della Valpantena, un territorio spettacolare a Nord di Verona, impreziosito da oliveti secolari e circondato dal panorama mozzafiato delle colline e dei monti Lessini, l’area più a nord del mondo dove si coltiva la pianta d’ulivo per la produzione di olio extravergine.
Sono terreni collinari con un clima mediterraneo, con temperature miti, l’ assenza di nebbie, ventilato e privo di ristagni di umidità. 
Qui nascono le Dop: Garda-Orientale e Veneto-Valpolicella, di cui Redoro ne è l’ambasciatore. 
Le cultivar Redoro presenti nell’area Garda-Orientale sono Casaliva e Pendolino, mentre nell’area Valpolicella, si coltiva il Grignano, il Favarol e il Leccio, tutte senza Ogm.
L’olio REDORO ha un sapore ricco con sentori vari e delicati, un retrogusto di erbe aromatiche come la mentuccia, la salvia, il rosmarino, fiori, foglia fresca, mandorla, pinolo, mela, banana, vaniglia, pomodoro e carciofo.
Il segreto della bontà dell’olio REDORO è la presenza dei frantoi vicinissimi al cuore della produzione: uno a Mezzane, uno a Grezzana e un altro nelle vicinanze del Lago di Garda, dove si produce esclusivamente Olio Extra Vergine di Oliva Garda DOP.















Negli anni ’90 l’azienda ha rilevato a Mezzane, un piccolo e tranquillo paese di una suggestiva valle nell’est del veronese, L’Antico Frantoio, un tempo proprietà del Conte Giulio Liorsi. In questo frantoio siamo stati accolti ed è stato possibile seguire la molitura delle olive effettuata ancora come una volta, con le antiche macine in pietra e con il sistema tradizionale della spremitura a freddo.

Abbiamo visto le olive lavate, passare sotto la mola in pietra. 
Il composto pressato e schiacciato in modo da estrarre il siero di olio e acqua, che si separa in una vasca di decantazione. 
Non potete neanche immaginare  i profumi e gli aromi che si sono diffusi intorno non appena è iniziata la lavorazione: un profumo di oliva matura, di olio intenso, avvolgente, fruttato, a tratti piccante.
Daniele Salvagno ci ha spiegato che con 1 quintale di olive si ottengono 12 kg di olio extra vergine 100% italiano e che questa annata caratterizzata dal gran caldo ha fatto anticipare i tempi di raccolta e di molitura.  
“Nonostante l’andamento generale della raccolta di quest’anno non sia molto positiva, soprattutto in termini di resa, abbiamo buone premesse per assicurare la qualità del nostro olio. Per noi l’inizio della raccolta delle olive è un momento importante, una festa che simboleggia il ringraziamento per l’annata, che culmina con l’apertura dei nostri frantoi.” ha detto Daniele Salvagno, commerciale dell’azienda.
Dal racconto di Daniele sono emersi i valori che guidano questa azienda: qualità, genuinità, e amore in ogni piccolo gesto, dalla coltivazione delle olive, alla raccolta a mano, fino alla trasformazione in olio extra vergine.













Racconto che è andato avanti anche durante il pranzo all’Antica Locanda del Frantoio, luogo di rappresentanza e di ospitalità a pochi passi dal Frantoio di Mezzane, che  hanno ristrutturato di recente per avere una zona dedicata al ristorante e alla cantina e dove poter far degustare ed acquistare tutti i prodotti di Redoro Frantoi Veneti.
Abbiamo bevuto anche dell’ottimo vino, l’Amarone Bio e il Valpolicella Bio DOCG La Fontanina, perché Salvagno non si dedica solamente alle olive, ma anche alle vigne, con una piccola, ma pregiata produzione di vino biologico e vegano.  

Nel pomeriggio ci siamo spostati nella sede principale di REDORO a Grezzana (VR), in Valpantena dove, oltre a lavorare le olive coltivate nei propri uliveti che la circondano, vengono conferite le migliori di oltre 1000 produttori agricoli di sette valli vicine, raccolte a mano per mezzo di pettini su grandi reti, come insegna la tradizione locale.

Nel frantoio si esegue l’estrazione a freddo dell’olio extravergine con i più moderni e tecnologici impianti di estrazione dell’olio, lavorando a pieno ritmo nei tre mesi di raccolta: ottobre, novembre e dicembre.
Ecco come funziona il procedimento: inizialmente le olive vengono lavate, poi passano alla molitura, con le mole in pietra, che frantumano le olive, ottenendo una pasta, che include nocciolo polpa e buccia. Si passa poi alla gramolatura in cui la pasta viene rimescolata con delle lame;  il prodotto viene poi distribuito su dischi sovrapposti, detti fiscoli, che lo spremono a freddo. La parte solida, sansa, viene scartata e in questo caso si riesce a separare il nocciolo, che viene utilizzato come combustibile.
Si ottiene così un composto di acqua e olio che viene separato con un apposito macchinario. L’olio a questo punto va nelle cisterne dove viene mantenuta la temperatura costante, per essere poi imbottigliato ed etichettato.
Le bottiglie Redoro sono particolari: sono di vetro scuro anti ultravioletti, hanno un manico per una salda e comoda presa, che è una loro prerogativa e il tappo “anti-rabbocco”,
Durante la visita abbiamo potuto conoscere le fasi di lavorazione, assaggiare l’olio nuovo, annusare creme e saponi e i prodotti a base di Olio Extravergine di Oliva in un viaggio tra antico e moderno, tra passato e futuro. Conoscere il mondo REDORO.
Redoro apre al pubblico i Frantoi di Grezzana e Mezzane, per accompagnare gli estimatori in un percorso di cultura sull’olio e per promuovere allo stesso tempo questo straordinario prodotto, fonte naturale di benessere. 
Propone visite guidate, corsi di degustazione specifici per gruppi di assaggiatori e approfondimenti dedicati alle scuole ed ai protagonisti della cucina attraverso tutti i passaggi della produzione dell’olio evo, dalla frangitura alla decantazione. Andateci.

Per prenotare: qui 
oppure telefonando al  
+39 045 907622












martedì 10 ottobre 2017

IL PANETTONE DI GIOVANNI COVA & C

LA TRADIZIONE PASTICCERA DI GIOVANNI COVA & C
E
L’ARCHIVIO STORICO RICORDI
INSIEME PER PROMUOVERE LE ECCELLENZE DI MILANO

Quando si dice Milano, tra le immagini simbolo più tradizionali e caratterizzanti, ci sono il Panettone e il Teatro alla Scala: il buono e il bello di Milano. 
Giuseppe Verdi, in una lettera del 26 dicembre 1896 inviata all’editore Tito Ricordi, per ringraziarlo del panettone ricevuto in omaggio, celebrandone la bontà scriveva “Come al solito era buonissimo e bellissimo …” , usando proprio queste due parole.
Alla luce di questo inscindibile connubio di Bontà e Bellezza, mercoledì 4 ottobre, presso il Palazzo di Brera a Milano, la famosa Pasticceria Giovanni Cova & C. ha “incontrato” l’Archivio Storico Ricordi, presso la Biblioteca storica Braidensecollocata nel palazzo stesso. Quello presentato mercoledì da Giovanni Cova & C., icona della tradizione nella pasticceria e dall’Archivio Storico Ricordi è un progetto che, unendo queste due eccellenze di Milano, vuole portare all’attenzione del grande pubblico un importante tratto di storia musicale e artistica italiana.

“L’incontro con l’Archivio Storico Ricordi, l’idea di percorrere un pezzo di strada assieme, di conciliare una piccola squisitezza come il Panettone con la grandezza dell’Opera, è per noi motivo di grande orgoglio” ha detto Andrea Muzzi, Amministratore Delegato di Panettoni Giovanni Cova & C. S.r.l. nell’incontro con la stampa. 
L’intento di Andrea Muzzi, congiuntamente con Pierluigi Ledda, direttore dell’Archivio è quello di unire queste due realtà, cuore e fondamenta della tradizione milanese e mandare da Milano al mondo un messaggio assolutamente unico e riconoscibile. Un messaggio che racconta di bellezza, di gusto italiano, di milanesità, di storia, di attenzione e cura per gli ingredienti e di competenza ed esperienza per le lavorazioni. In una parola, che parla di Passione.
Milano ha un’importante e antica tradizione culturale e gastronomica e l’Archivio Ricordi, la più importante raccolta musicale privata del mondo, fondato nel 1808, è sinonimo di grande musica e Giovanni Cova & C, la ditta fondata da Agostino Panigada e Giovanni Cova nel 1930, è sinonimo di grande pasticceria.
Tramandare alle nuove generazioni il valore della cultura, far apprezzare il bello delle tradizioni e delle eccellenze milanesi è il progetto di Giovanni Cova & C. e l’Archivio Storico Ricordi, celebrando coloro che hanno reso grande l’Italia nel mondo, dando rilevanza a storie di personaggi unici oltre che a spettacoli e artisti d’altri tempi.
Un Natale all’insegna della cultura per i panettoni di Giovanni Cova & C., vestiti a festa, attingendo ai materiali custoditi a Milano dall’Archivio Storico Ricordi, con le immagini prese da locandine, libretti, partiture, riviste, copertine, riproduzioni delle grandi opere dei Maestri del Melodramma, illustrati con lo stile di Marcello Dudovich e Leopoldo Metlicovitz..
“Oggi l’Archivio Storico Ricordi tutela, preserva e promuove il proprio patrimonio artistico, attraverso il restauro conservativo, mostre, pubblicazioni e convegni in Italia e all’estero, con l’obiettivo di essere sempre più accessibili - racconta il Direttore dell’Archivio Pierluigi Ledda - e con lo stesso intento ci siamo legati al panettone milanese, una vera eccellenza dolciaria, come mezzo per promuovere il nostro tesoro musicale e iconografico nel mondo”.
L’eccellenza dei panettoni Giovanni Cova & C prevede l’utilizzo di ingredienti di assoluta qualità: uova freschissime, le migliori farine, burro proveniente dal Nord Europa, l’aggiunta all’impasto di agrumi calabresi e siciliani ed uvetta di primissima scelta.
Durante l’incontro sono stati  presentati diversi tipi di prodotti, colombe, torroni, pandoro e altre specialità, ma soprattutto il panettone, in tutte le possibili declinazioni: panettone classico, pere e cioccolato, alla crema di limoncello, all’ananas, alla crema di pistacchio, ai frutti di bosco, ai marrons glacés e il panettone gran cioccolato, confezionati in modo artistico con un incarto prezioso, finiture di pregio, con le riproduzioni di partiture autografe di Paganini, della copertina del libretto della prima assoluta della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, della copertina della storica rivista musicale Ars et Labor del 1907.
Il Pandoro e Panettone Classico per le Feste 2017, sono vestiti con le immagini storiche della Turandot di Puccini




In ogni confezione c'è un libretto, in italiano o in inglese a seconda del mercato, che offre importanti spunti per far gustare a pieno questa esperienza gastro-musicale, il valore della cultura e il piacere della tradizione.